Nel 1818, nel Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica , Leopardi non prende parte alla disputa tra classicisti e romantici, tra poesia autentica e schemi imposti dalle istituzioni. Rifiuta altresì un confronto con i suoi contemporanei perchè sono estranei al senso della poesia, sono infondo giornalisti e filosofi. Leopardi, come poeta, parla di una natura incorrotta, intatta, vergine quale contenuto di una poesia eterna che si appropria di modelli appartenenti all'antichità intesa come stato originario, stato mitico pieno di eventi meravigliosi.Infondo però sia la poesia che la filosofia fanno appello all'inganno, la prima all'inganno dell'immaginazione, la seconda all'inganno messo in atto dalla persuasione. Nello Zibaldone di pensieri , Leopardi si chiede" Quanto l'immaginazione contribuisca alla filosofia (ch'è pur sua nemica), e quanto sia vero che il gran poeta in diverse circostanze avria potuto essere un gran filosofo(...) Proprietà del vero poeta è la facoltà e la vena delle similitudini. L'animo in entusiasmo, nel caldo della passione ec. ec. discopre vivissime somiglianze tra le cose. Un vigore anche passeggero del corpo, che influisca sullo spirito, gli fa vedere dei rapporti fra cose disparatissime(...)a cui non aveva mai pensato, gli da insomma una facilità mirabile di ravvicinare e rassomigliare gli oggetti delle specie più distinte, come l'ideale col più puro materiale, d'incorporare vivissimamente il pensiero più astratto, di ridur tutto ad immagine, e crearne delle più nuove e vive che si possa credere "

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